Calprotectina: definizione e studi


Definizione

Uno degli esami di più recente acquisizione nello screening delle IBD è sicuramente quello della calprotectina fecale, sulla cui affidabilità sono stati condotti diversi studi che hanno portato a risultati estremamente incoraggianti. Si tratta, infatti, di un esame non invasivo e poco costoso che viene effettuato su un campione di feci.

La calprotectina è una proteina presente in alcuni globuli bianchi (granulociti, monoliti, ecc) e, con un processo infiammatorio in atto, viene rilasciata nel punto in cui la mucosa intestinale è infiammata. Essa, nel momento del rilascio, si fonde a ioni calcio e diventa resistente all’attacco dei batteri e degli enzimi intestinali, per cui è eliminata con le feci sostanzialmente integra. Attraverso un semplice esame di laboratorio può essere misurata e fornire importanti indicazioni sui livelli di infiammazione in atto.

Valori compresi nel range di 15–60 micro g/g stanno ad indicare una infiammazione acuta della mucosa intestinale, mentre valori superiori a 60 microgrammi/g indicano un’infiammazione di grado elevato.

I vantaggi che potrebbero derivare dal test sulla calprotectina, una volta verificata la sua attendibilità, sono grandissimi e di immediata intuizione:

  • tenere sotto controllo gli indici di attività delle IBD, senza dover ricorrere alla scintigrafia con leucociti marcati (un esame molto costoso, disponibile solo in pochi centri ospedalieri, e che comporta una certa esposizione a radiazioni nucleari);
  • limitare il ricorso ad esami endoscopici più invasivi e più costosi;
  • selezionare i pazienti con sospetta sintomatologia IBD per evitare loro esami più dolorosi (specie nelle forme pediatriche).

Studi e conclusioni

Già nel 1999, alcuni studiosi norvegesi hanno pubblicato, sulla rivista Scandinavian journal of gastroenterology, i risultati di uno studio sulla correlazione fra scintigrafia con leucociti marcati (con indium-111) e calprotectina in pazienti con malattie intestinali croniche: è emersa una sostanziale sovrapponibilità fra i risultati degli esami di laboratorio e quelli della scintigrafia, l’esame elettivo per la misurazione degli indici dell’attività infiammatoria dell’intestino.

Più recente è uno studio comparativo svolto in Olanda, i cui risultati sono stati pubblicati qualche giorno fa sulla rivista online British Medical Journal.

I ricercatori olandesi hanno analizzato i dati provenienti da molteplici studi sull’argomento riferibili ad un totale di oltre mille pazienti (670 adulti e 371 bambini); l’analisi dei dati era finalizzata a verificare se il test della calprotectina fecale può limitare il ricorso ad un esame endoscopico invasivo in caso di sospetta IBD.
Lo screening attraverso la calprotectina fecale ha ridotto il numero di colonscopie del 67% negli adulti e del 35% nei bambini, mentre ha comportato un ritardo della diagnosi nel 6% degli adulti effettivamente ammalati e dell’8% dei bambini.

La conclusione che emerge da questi studi è che il test della calprotectina fecale è affidabile per il follow–up nei pazienti con IBD accertata, con la conseguente possibilità di sostituire la scintigrafia con leucociti marcati e di diradare il ricorso alla colonscopia, mentre richiede ulteriori perfezionamenti per poter sostituire del tutto gli esami endoscopici come strumento di prima diagnosi.