La colite indeterminata

La Colite Indeterminata (CI) è una malattia appartenente al gruppo delle Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali (MICI) di cui le più note e diffuse sono la Rettocolite Ulcerosa (RCU) e la Malattia di Crohn (MC).
Il termine “colite indeterminata” è stato coniato dai patologi inglesi in riferimento a pezzi operatori di pazienti affetti da MICI e colectomizzati in cui l’esame istologico non riusciva a distinguere tra colite ulcerosa e Crohn. Tali pazienti risultavano essere circa il 10% del totale di colectomizzati.
In seguito la diagnosi di colite indeterminata è stata estesa a tutti i pazienti affetti da MICI, sia operati che non, nei quali la valutazione clinica, endoscopica, radiologica ed istologica non rendesse possibile classificare la malattia né come RCU né come MC.

Epidemiologia

L’incidenza della colite indeterminata varia nelle diverse casistiche da un minimo del 4-6% a un massimo del 23% (quest’ultimo dato è relativo alle sole casistiche pediatriche) dei soggetti con malattie infiammatorie intestinali.
Secondo studi condotti in varie parti del mondo, al momento della prima diagnosi di malattia infiammatoria intestinale viene diagnosticata una colite indeterminata al 10-15% dei pazienti. In seguito, tuttavia, oltre la metà di tali pazienti riceverà la diagnosi di RCU o MC, con maggioranza di RCU. Ciò significa che circa il 4-5% del totale di pazienti affetti da MICI conserveranno la diagnosi di colite indeterminata. La distribuzione geografica, come per le altre MICI, vede una maggior diffusione in Europa e Nord America.
Per quanto concerne l’età dei pazienti, come per RCU e MC la malattia può insorgere a qualsiasi età ma con una predilezione per i primi decenni di vita e, ancora, dai 55 ai 65 anni.

Aspetti clinici

Questo tipo di colite è caratterizzato da sintomi che richiamano quelli di RCU e MC, più spesso con preponderanza dei primi: diarrea più o meno ematica, dolori e distensione addominali, meteorismo, ulcerazioni della mucosa intestinale. Tale forma può rimanere indeterminata come pure evolvere decisamente in una o l’altra delle due malattie.
Viene definita indeterminata perché molto spesso non solo la valutazione clinica della sintomatologia ma nemmeno l’intero l’iter di esami che vengono di norma prescritti dallo specialista gastroenterologo per le MICI (esami di laboratorio, strumentali, endoscopici, istologici) consentono di approdare ad una diagnosi differenziale. A complicare le cose, esistono anche coliti croniche (colite associata a diverticoli, colite microscopica, colite da radiazioni, colite ischemica, e molte altre) che possono essere a loro volta confuse con RCU e MC e che pertanto devono essere identificate ed escluse. È certo però che questa malattia ha in comune con le MICI le seguenti fondamentali caratteristiche:

  1. è ad eziologia non ancora nota, poiché si ritiene abbia origine da una molteplicità di cause (fattori genetici, infettivi, autoimmunitari…);
  2. è cronica;
  3. è soggetta a fasi di remissione e riacutizzazione.

Da un punto di vista genetico si ipotizza che alcuni geni caratterizzino l’espressione RCU piuttosto che MC, così come altri geni influenzerebbero certe caratteristiche della malattia, come la sua virulenza o i sintomi extra-intestinali. Si tratta comunque di geni che possono essere coinvolti anche nelle altre due malattie, e forse può essere una loro particolare combinazione a determinare questa forma intermedia.

Prognosi, Terapie e Alimentazione

Secondo alcuni studi risulta peggiore rispetto a quella dei malati di MICI e in particolare di RCU, constatandosi un maggior numero di recidive ed anche un maggior rischio operatorio, così come risulta più bassa la risposta alla terapia; per contro quest’ultima risulta migliore che nei malati di MC.
La possibilità di una diagnosi che distingua tra RCU e MC è naturalmente importante nella scelta della terapia ma lo è particolarmente quando un paziente dev’essere trattato chirurgicamente, dato che non si eseguono gli stessi interventi nelle due malattie. La terapia deve essere il più possibile adattata al quadro clinico, nel quale si distinguono le seguenti fasi ed aspetti: CI non attiva, CI attiva di grado lieve oppure di grado moderato-severo.
Da un punto di vista farmacologico ci si avvale sostanzialmente dei trattamenti in uso per RCU e MC, e cioè, in ordine crescente di gravità della malattia, mesalazina, cortisone, immunosoppressori.
Per quanto riguarda il trattamento chirurgico si tende ad un approccio di tipo conservativo, ricorrendo quando possibile a resezioni non demolitive dei tratti infiammati dell’intestino; tuttavia quando la malattia si presenta simile alla colite ulcerosa un intervento tipico, eseguito in più tempi, è l’asportazione dell’intero colon, con ricostruzione di una “pouch” tra ileo ed ano, stomia temporanea e conclusiva ricanalizzazione naturale.
Ma il problema della cura della CI resta aperto, perché essendo tale forma di malattia relativamente poco diffusa non esistono studi applicati a grandi numeri di pazienti, né finora è stato effettuato alcuno studio specifico per stabilire la cura migliore per le CI.
Come per RCU e MC, anche per la colite indeterminata non si può parlare di rilevanza della dieta nel migliorare o peggiorare la sintomatologia e il decorso della malattia. A parte le fasi acute, in cui è consigliabile evitare tutto ciò che può causare diarrea (latticini e cibi ricchi di scorie) o aggravare l’infiammazione (cibi piccanti, cioccolato, alcolici), non esiste una dieta particolare a cui far riferimento: ogni paziente ha sue proprie reazioni o intolleranze a questo o quell’alimento, e non è possibile tracciare uno schema dietetico valido per tutti.

Conclusioni

Allo stato attuale delle conoscenze occorrono ancora indagini approfondite per poter meglio definire questa malattia. Si sta facendo strada, tra altre, l’ipotesi che la colite indeterminata sia un’entità clinica distinta da colite ulcerosa e Crohn. In effetti, nonostante tra i pazienti seguiti per molti anni un certo numero si riveli infine affetto da RCU o MC, una minoranza continua invece, anche dopo lunghissimo follow-up, a mostrare una malattia non sovrapponibile a nessuna delle due.
Ma anche tale ipotesi potrà essere avvalorata solo in futuro con un ulteriore affinamento delle attuali tecniche diagnostiche.

Curato e pubblicato su crohniani.net in data 12 Aprile 2007, 21:17 per gentile concessione di Laura