Aspetti psicologici


La terapia psicologica

La malattia è un evento critico che comporta cambiamenti fisici, mentali e sociali.
I tre livelli corpo-mente-mondo esterno sono interdipendenti e questa globalità, valida per ogni essere umano, è spesso destrutturata dal persistere della patologia.
Le scienze mediche stanno sensibilmente muovendosi verso un approccio complessivo alla persona, prendendo in considerazione cause multifattoriali nelle cause e nel mantenimento della malattia. Le recenti ricerche sul sistema immunitario avvalorano l’ipotesi della correlazione tra la vita psichica e il funzionamento del sistema nervoso, del sistema endocrino e del sistema immunitario.
Questa unione inscindibile dell’Uomo può far sentire, in momenti di forti stress o in mancanza di supporti sociali adeguati, la necessità di un aiuto psicologico per la persona che ha vissuto la diagnosi di una malattia cronica.

La diagnosi medica è solitamente successiva alla comparsa dei sintomi, così che la persona riesce a dare un nome al proprio malessere (l’incertezza e la paura vengono lievemente placate) ma una catena di eventi lo attendono: le cure, che non sono comunque risolutive; le degenze ospedaliere; i cambiamenti dei ritmi di vita (lavoro, studio, ecc.) che modificano talvolta le percezioni personali d’indipendenza e sicurezza, d’autostima ed efficacia nella vita. Una IBD comporta spesso una modificazione dell’alimentazione, che è da sempre una necessità primaria, un piacere e un rito sociale di condivisione. L’imbarazzo per le “nuove” esigenze alimentari può spingere la persona a rifiutare occasioni di ritrovo e svago.
La percezione fisica del dolore, che spesso perdura per lunghi periodi, può compromettere la visione personale di controllo di se stessi e delle situazioni.
In alcuni individui questo quadro psico-fisico genera stati ansiosi e depressivi che potrebbero ripercuotersi sul proseguimento della malattia.
Una malattia dell’intestino può presentarsi a qualunque età, e se l’insorgenza è precoce non possiamo sottovalutare le ripercussioni sulla personalità in creazione del bambino o dell’adolescente, che potrebbe accusare maggiormente episodi di ritiro sociale e di diversità dai coetanei.

L’accettazione di una “nuova” vita, la ricerca di significato e di padronanza sono possibili, soprattutto se si accetta di poter chiedere aiuto a famigliari, amici, medici, malati.
Richiedere un supporto psicologico non è una vergogna, ma è importante ricercare l’aiuto giusto. Esistono varie tipologie di terapia (equivalenti alle branche mediche):

  • cognitive:  aiutano la persona a rivedere il proprio sistema di credenze (spesso distorto dalla sofferenza e dalla solitudine), a rivalutare gli eventi e ad affrontarli in modo più efficace (strategie di coping focalizzate sul problema e sull’emozione, terapia razionale-emotiva…);
  • comportamentali: sono tecniche d’azione per apprendere risposte adattive (biofeedback, rieducazione neuromuscolare intestinale, desensibilizzazione sistematica, training al rilassamento…)
  • psicoanalitiche: lunghe terapie di analisi delle esperienze passate, che comprendono a volte tecniche d’ipnosi e rilassamento.

Negli ultimi anni i filoni psicologici si sono influenzati e miscelati, dando vita a terapie brevi (e quindi meno costose) e “divertenti”, come le artiterapie (teatro, cinema, musica utilizzati per generare potenziali fisici e mentali di positività e creatività).
Esistono inoltre gruppi di mutuo aiuto, cioè ritrovi di persone che condividono lo stesso problema. Questi scambi di esperienze, ascolto, aiuto sono molto utili per trovare sostegno e comprensione reciproci.
Ogni persona è differente, unica: prima di intraprendere onerosi ed impegnativi percorsi psicoterapeutici, assicurarsi che i professionisti applichino alcuni colloqui iniziali allo scopo di capire i bisogni del paziente.
È consigliabile dunque rivolgersi ai servizi territoriali (Consultori o Servizi di Psicologia) o a validi terapeuti privati.


IBD: Tecniche di adattamento cognitivo–comportamentali

Studio che dimostra anche il ruolo del WEB nella convivenza con le malattie intestinali.

Sulla rivista online Inflammatory Bowel Diseases è apparso recentemente il resoconto di uno studio condotto dalla facoltà di Psicologia dell’Università di Georgia in collaborazione con il Children’s Center for Digestive Health Care di Atlanta. Lo studio ha riguardato la messa a punto di un programma di intervento cognitivo–comportamentale attuato su un campione di 24 ragazze di età compresa tra 11 e 17 anni, un campione cioè particolarmente combattuto nell’intimo e a volte imbarazzato dalla natura dei sintomi delle IBD.
L’intervento è stato articolato in due fasi. Nella prima fase le 24 ragazze ed i loro genitori sono stati divisi in due gruppi e sono stati sottoposti ad un’azione diretta di un giorno. Un gruppo ha cominciato a prepararsi nei nuovi protocolli subito, mentre l’altro è stato inizialmente utilizzato come gruppo di controllo, e solo in un secondo momento ha ricevuto l’addestramento previsto.
La seconda fase è durata sei settimane, durante le quali la formazione delle abilità è avvenuta tramite il web: la formazione prevedeva compiti settimanali e sessioni di chat di gruppo mirate a funzionare da rinforzo (la scuola comportamentista prevede l’utilizzo di una gratificazione, detta appunto rinforzo, per consolidare l’acquisizione di comportamenti desiderati) delle abilità apprese durante l’intervento diretto di un giorno.
I genitori hanno riferito nelle loro figlie una diminuzione dei pensieri negativi e catastrofici correlati al dolore ed un miglioramento delle reazioni comportamentali di adattamento ai sintomi fisici. I genitori sono stati addestrati a diventare vere e proprie guide per le loro figlie per aiutarle a gestire meglio i loro sintomi ed in questo modo hanno potuto capire realmente le loro modalità di reazione al dolore e hanno potuto, di conseguenza, acquisire nuove e più efficaci abilità per aiutarli realmente a far fronte alla sofferenza.
Un altro aspetto importantissimo emerso da questo studio (che avvalora oggettivamente l’utilità di siti come i nostri) è legato alla particolare utilità del WEB: attraverso la chat, ad esempio, le ragazze hanno avuto la possibilità di parlare dei loro problemi e degli stati d’animo connessi, sviluppando così un senso di comunità quasi reale. L’importanza di questo aspetto è tanto più rilevante se si considera che le IBD sono patologie che tendenzialmente spingono il soggetto ad isolarsi.